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Un carisma d’amico

Andai a visitare un amico di vecchia data con cui avevo condiviso le attività in parrocchia era il 1977, lui un giovane Missionario della Consolata. Dopo i convenevoli siamo entrati subito in intimità come se ci fossimo lasciati il giorno prima, e ci siamo raccontati tanti anni della nostra vita lui era diventato un Vescovo ed io un padre di famiglia. Ci guardavamo notando le rughe sul viso del tempo trascorso ma entrambi amici fraterni, come i momenti di gioventù vissuti, in cui quella fede che ci aveva uniti ancora brillava soprattutto nei suoi occhi azzurri.  Abbiamo conversato molto e di argomenti diversi…poi ad un certo mi disse: “Quello che accade oggi con i numerosi mezzi di comunicazione che disponiamo, in realtà ci capiamo ancora meno di quando le persone erano analfabete rispetto alle lingue scritte, ma conoscevano la lingua del reciproco desiderio di capirsi, quando ciò avviene nelle questioni di fede qualsiasi divisione, non conta nulla. Nonostante tutta questa comunicazione, non siamo capaci di dialogare di ascoltarci. Metterci in ascolto è l’atto più poetico che l’uomo possa compiere quando sente che ha bisogno dell’altro. E quello in cui noi crediamo, non è un’icona statica, ma tutto ciò che assumiamo per fede è continuamente in evoluzione e allora mi domando: ma c’è …? Ma ho fede? Quella fede che avevo ieri, oggi è la stessa o di più o si sta fiaccando o è abitudine? Nonostante infinite contrarietà vedo l’animo umano in continuo mutamento chi lo vede statico lo mortifica perché la nostra essenza è quella di essere istante dopo istante credente e non credente perché questo movimento ti fa crescere cambiare migliorare…” – Poi si ferma di botto e mi dice – “Beviamo un buon rosso come i vecchi tempi?” – Io le rispondo ma stomaco vuoto e lui – “Beh allora prepara una carbonara la fai ancora?” – Dieci minuti, il tempo di cottura della pasta ed eravamo a tavola inforchettando i rigatoni nella crema dell’uovo e del pecorino che li avvolgeva come in un abbraccio, completando il nostro discorso sulla nostra fede …annaffiato di tanto in tanto da quel rosso…fede e cibo o cibo e fede che connubio… provate. Mi sembra che ci fosse qualcun altro che usasse il vino … voi sapete quanto parlano i preti figurati un Vescovo e prese il via il suo pistolotto:

“Per condividere le coordinate del proprio carisma, occorre un’esperienza personale profonda; non si può parlare di qualcosa che non si vive con chiarezza. La chiarezza è data da una capacità di discernimento e di accoglienza di un dono e da una maturazione dello stesso attraverso situazioni concrete, vissute con attenzione e desiderio di ricerca. Altrimenti non è possibile attualizzare un carisma secondo le esigenze e gli stimoli dell’oggi né parlarne facendo sintesi sugli elementi essenziali. Non serve usare tante parole per descrivere “luoghi comuni”, ovvero, ciò che si ricorda di aver ascoltato.” – Era un fiume in piena e la carbonara accresceva l’intensità ed il sorso di vino che si beveva dopo il boccone puliva il palato esaltando i sapori ed immediatamente riprendeva – “Allora dicevo … Non si è prima di tutto sacerdoti, parroci o altro… capisci “- Io annuivo e brindavo con lui – “Prima di tutto si è religiosi con un carisma specifico, con il quale si vive il proprio ministero e servizio in modo particolare. Altrimenti… che differenza c’è tra una spiritualità e l’altra? La ricerca del Volto di Dio, nella preghiera e nella missione è anche ricerca di quello che il carisma ha da offrire per completare l’immagine di Cristo nella Chiesa; ognuno, ogni spiritualità ne disegna un tratto.” – Lo fermai gli chiesi se potevo ripetere la sua riflessione ad altre congregazioni perché ritenevo il suo dire un autentico aiuto per tutti. Era la Comunicazione con la C maiuscola. E immediatamente riprese dicendo – “Qual è il tratto del Missionario della Consolata, del domenicano, della canossiana della brigidina, del trinitario, del camilliano… del bocconista? Tradotto attraverso la mia vita, non solamente citando gli scritti del Fondatore e cercando di descriverne in modo anche poetico la natura. Il Fondatore ha dato l’orientamento in base ad un dono dello Spirito accolto e “messo in gioco”; ma tutti gli altri hanno la loro parte nel guardare il Fondatore e cogliere i nuovi suggerimenti dello Spirito mettendoli in gioco, nel solco della tradizione ma con il movimento spirituale necessario. Non ci si può fermare all’esperienza di un Fondatore, che è vissuto nel XIX secolo… siamo nel XXI. I contenuti carismatici delineano un telaio; oggi, su quel telaio, cosa è stato tessuto più di allora? Anziché usare mille parole per dire che il Missionario Servo dei Poveri imita Gesù e lo serve in tutti i poveri e si mette a servizio come il Beato Giacomo Cusmano, forse ne basterebbero meno e parole più sentite e vissute che rispondano alle domande che ci si pone personalmente, ad esempio; cosa mi ha attratto del carisma? Come lo vivo? Cosa secondo me è utile trasmettere oggi? Con quale linguaggio? Per tutti uguale oppure devo saper comunicare con tutti? Anche questa è obbedienza, povertà, castità, carità… Nessun possesso, nessuno schema “comodo” elaborato da altri, nessuna insana autonomia, ma sintonia nella Congregazione sui segni dei tempi, nessuna mancanza data dalla superficialità, ma impegno che comporta anche rischio. Non servono fotocopie di fondatori, ma figli di fondatori, che sappiano portare il testimone in una corsa che non finisce mai. E se qualcuno chiedesse ai seminaristi di oggi; che differenza c’è tra un francescano e un bocconista? E tra un laico impegnato in opere sociali che non appartiene a nessuna spiritualità e un laico associato ad una Congregazione, che differenza c’è? Tra un parroco diocesano e un parroco Carmelitano? Le attività sono sempre le stesse; in tante parrocchie si aiutano i poveri in modo strutturato e si formano i laici al servizio. Cosa cambia per i Missionari Servi dei Poveri? Qualcosa certamente, altrimenti, a cosa servirebbero tanti carismi se le sensibilità e i servizi sono medesimi? A questo non risponde il Papa o il Magistero; rispondono i religiosi… il dono carismatico il Signore lo ha fatto a loro, la Chiesa lo riconosce e lo conferma, ma il lavoro di scoperta e attualizzazione spetta agli Ordini e alle Congregazioni… a tutti i membri che le compongono e che, pregando, trovano illuminazione continua nelle iniziative che li caratterizzano. Non che li rendono originali e protagonisti di eclatanza, ma autentici testimoni di un dono specifico e insostituibile. Almeno finché il Signore lo riterrà utile per la sua Chiesa.” – Conclusi dicendo amen e scoppiammo a ridere… S’era fatto molto tardi e decidemmo di andare a riposare. Tornado a casa ripensavo alle sue parole dense piene di verità e mi risultò geniale la sua riflessione. È un uomo di Dio che vive tra la sua gente e conosce le difficoltà aiutandola come può ma soprattutto ascoltando con il loro cuore, perché ama la sua missione ama la sua donna la “Diocesi”.

Avevo vissuto un momento di grazia qualcosa che mi ha risvegliato chiedendomi … ecco perché amo la carbonara!!!

Massimo Ilardo 

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