I religiosi della Delegazione “Maria Madre di Dio” realizzano il ritiro spirituale annuale
Tra il 25 e il 30 gennaio 2026 si è svolto il ritiro annuale dei religiosi della Delegazione “Maria Madre di Dio” della Congregazione dei Missionari Servi dei Poveri in Brasile. Erano riuniti 12 sacerdoti e 4 novizi sotto la guida di Padre Adilson Neres Vieira, del clero della Diocesi di Divinópolis (Minas Gerais). Il ritiro si è tenuto nella modalità degli esercizi spirituali ignaziani, caratterizzati dal silenzio e dalla meditazione personale. Ogni giorno, Padre Adilson ha guidato due meditazioni: una al mattino e l’altra al pomeriggio, indicando brani della Sacra Scrittura per la riflessione personale. Alle ore 18:00 si celebrava l’Eucaristia, momento in cui ogni partecipante poteva condividere la propria esperienza di preghiera vissuta durante la giornata. Dopo cena, veniva proposto un momento di spiritualità sempre legato ai temi trattati quotidianamente.
Questo tempo di sosta e di ascolto non è soltanto una tradizione o un’occasione di incontro, ma una risposta fedele a quanto richiesto dai nostri Statuti. Secondo le norme della Congregazione, tutti i membri devono partecipare annualmente a un corso di esercizi spirituali affinché, nel silenzio e nel raccoglimento, riesaminino la propria vita e il modo in cui corrispondono alla vocazione religiosa di Servi dei Poveri.
L’itinerario spirituale di quest’anno ha proposto un cammino di “smascheramento” e di ritorno all’essenziale. Ha avuto inizio con il “Desiderio di contemplare Dio”, un appello a cercare il volto del Signore nella cella dell’anima, lontano dalle occupazioni tumultuose. Affinché questo incontro fosse autentico, i religiosi sono stati invitati a guardare alle proprie “maschere” — difese come il perfezionismo o la rigidità, che spesso nascondono chi siamo realmente e ostacolano la maturità spirituale.
Diversamente dalla logica del successo rapido, le meditazioni hanno spinto a “ripartire dal basso”, riconoscendo che è nella vulnerabilità e nel silenzio che Dio opera la vera restaurazione interiore. Per avanzare in questo cammino, è stata sottolineata la necessità di “ordinare gli affetti”, abbandonando pesi e attaccamenti che gravano sulle spalle e impediscono il flusso della grazia divina nella sequela di Gesù.
L’identità missionaria è stata riaffermata attraverso l’immagine della “sequela con i piedi”. Si è ricordato che Gesù è stato un itinerante che non si è chiuso nelle istituzioni, ma ha percorso le strade per incontrare gli esclusi e gli emarginati. Questo cammino deve essere percorso con il segno della compassione (rahamim), sentimento che nasce dalle viscere di Dio e muove il missionario a soffrire con il prossimo, assumendo il dolore dell’altro come proprio.
Il ritiro ha affrontato anche la vita in comunità come un dono che ci strappa dall’isolamento per il “vivere-con-gli-altri”. Tuttavia, siamo stati avvertiti che la sequela genera conflitti e richiede un cuore ardente, che non si accontenta di formalismi o pratiche “tiepide”. La conclusione delle riflessioni ha portato al discernimento delle “Due Bandiere”: l’invito di Cristo all’umiltà e alla povertà spirituale come uniche vie per vincere la tentazione della ricchezza e dell’orgoglio mondano. Questa sequela è impegnata con la vita e con la pace, nel riconoscimento che Gesù è risorto per aver vissuto pienamente, per essersi donato all’altro, per aver arso dal desiderio di salvezza e per aver mostrato il vero volto di Dio presente in mezzo a noi. Questa chiamata concreta ci motiva a camminare avanti senza paura.
Rinnovati dal silenzio e dalla preghiera, i religiosi della Delegazione “Maria Madre di Dio” tornano alle loro missioni riaffermando l’impegno di essere volti della compassione di Dio, seguendo l’esempio del Beato Giacomo Cusmano nel servizio ai più poveri.
P. Leandro dos Santos Pereira, s.d.P.


